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Lecce in Miniatura     opere realizzate da Fernando Macchia

 Immaginate per un attimo di trovarvi a Lecce come turisti, o di essere tornati indietro negli anni e di trovarvi allegramente in una gita scolastica, come si conviene quando si è giovani studenti,nella capitale del barocco.

A questo punto, immaginate di entrare nel castello di Carlo V , o in un altro spazio a scelta tra i tanti ancora oggi abbandonati a loro stessi nel centro storico cittadino, e di trovarvi di colpo davanti ad una mirabile "Lecce in miniatura", con tutti i suoi monumenti e le sue chiese da ammirare con calma, sin nei minimi particolari,in un incantevole e minuzioso scenario di insieme.

E' il sogno che Fernando Macchia,50 anni,Leccese,artista del legno per passione, coltiva e propone pazientemente che alla città sin dal lontano 1984.

Le opere già realizzate da Macchia sono numerose,e tutte spettacolari ed altamente scenografiche. si tratta di riproduzioni in legno pregiato (acero e noce dell'Amazzonia),in scala 1 a 39, realizzate certosinamente avvalendosi di diverse tecniche: traforo,intarsio,pirografia decorazioni e stucco.

per comprendere pienamente con quale impegno e passione lavora Macchia, basta considerare che per il campanile di piazza duomo (un colosso alto un metro e ottantasei centimetri) ha impiegato ben quattordici mesi, per progettazione ed esecuzione.

Si, perchè Macchia non è solo un virtuoso della lavorazione del legno, e anche un vero cultore delle opere che và realizzando. Prima se ne innamora d'istinto, poi si documenta dettagliatamente dal punto di vista storico, culturale ed architettonico, quindi si arma di matita e squadre per riprodurre fedelmente su carta le facciate, e solo dopo tutti questi importanti preliminari passa alla vera realizzazione dell'opera.

in questo modo sono state realizzate la chiesa di SS. Nicolò e Cataldo, S. Croce, il Sedile, Palazzo dei celestini, La Cattedrale, il Palazzo Arcivescovile e il Seminario, la loggia dell'episcopio e - unica divagazione dal Barocco Leccese - l'imponente Duomo di Milano.

"Più volte" dice Macchia, "ho proposto il mio sogno all'amministrazione comunale ed alla Provincia, ma ho trovato solo indifferenza. Eppure io non chiedo nulla per me: mi basta solo sapere ce queste opere pur restando mie e dei miei futuri eredi, possano essere contemplate e godute da tutti".

Mentre ha in cantiere altre realizzazioni, Macchia continua a sperare che il comune di Lecce o la Provincia si accorgano di lui e non si lascino sfuggire l'occasione, più unica che rara, di realizzare a costo zero una "Lecce in miniatura" in grado di rappresentare un nuovo punto di riferimento della nostra Città.

"I turisti, gli studenti, gli stessi Leccesi", dice Macchia "non solo troverebbero un luogo di attrazione e di sano svago culturale, ma potrebbero avere in u solo luogo una intera panoramica di Lecce città d'arte, magari con la possibilità di consultare libri e dépliant illustrativi dei singoli monumenti. peso ance alla distribuzione di mappe del centro storico con indicazione dell'ubicazione dei monumenti riprodotti in scala. sono sicuro che tutto ciò darebbe un grosso contributo alla rivitalizzazione del centro storico e dal miglioramento della qualità del servizio fornito a chi viene a visitare Lecce".

"Mi dispiacerebbe",continua Macchia, "dover ancora una volta rivolgermi alla sensibilità dei privati per offrire qualcosa di prezioso a tutta la città,come ho fatto nel Dicembre 94 quando ho esposto per due mesi a palazzo Guarini,in Via Palmieri,accogliendo gratuitamente più di ottomila visitatori documentabili".       

 

 

 

 

LETTERA APERTA DI UNA AMMIRATRICE      LECCE 7-9-1999

 

Gentile maresciallo Macchia,

l'ho attesa per qualche ora per darle questo mio articolo che spero gradirà, e penserà lei stesso, dopo averlo dattiloscritto inviarlo ai giornali locali. Augurandole la fortuna che le sue opere meritano.

Devo salutarla senza avere avuto la gioia di rivederla.

Cordialmente D.ssa Serafina Pascarella  Benevento.                                                                                   

 Mostra al Sedile, Piazza S. Oronzo Lecce.

 "Lecce in miniatura"   Un'emozione insolita, solenne, grandiosa, doveva offrire la città di Lecce in questo scorcio d'estate. Ci ha abbagliati con i suoi splendori barocchi, di quel barocco caldo e appassionato che solo l'inverno color ocra della sua pietra sa rendere. Un tepido calore che s'illumina al sole di caldi bagliori rossastri o degrada nel giallo spento sotto le nubi. E il turbinio gioioso delle decorazioni ricchissime, che solo la docile friabilità della pietra leccese può consentire, concedendosi malleabile al genio e alla fantasia degli artisti creatori e degli artigiani esecutori.... e un armonioso connubio di forme, di luci e di colori che fa perdonare la ridondanza (eccessiva, a volte) della esuberante decoratività. Ma che tutto ciò potesse offrire al nostro sguardo, in scala ridotta, per una visione d'insieme sorprendentemente efficace, non ce lo saremmo aspettato. E' quanto accade nel Sedile di Piazza S. Oronzo questa struttura architettonica unica nel suo genere, vero "cuore" della Città, accanto a quel che resta del Teatro Romano. Oggi il Sedile accoglie ed espone all'ammirazione dei fruitori, un'opera insolita; una "Lecce in miniatura" tutta eseguita in legno, dello stesso colore caldo della pietra leccese. Una riproduzione fedele dei monumenti più insigni della Città, "Sedile" compreso, eseguita con una perizia tecnica degna d'un architetto da un artista-artigiano che architetto non è, e neppure artigiano                                                                                                                                                        Fernando Macchia, un personaggio modesto, semplice, un umile sottufficiale dell'Aeronautica quasi vergognoso di esporre al pubblico questo suo <<amore segreto>> per la Città. Un amore di tutta una vita, che si esprimeva giorno per giorno, pazientemente, artisticamente per trentacinque lunghissimi anni. Tanti ce ne sono voluti per riprodurre fedelmente rigorosamente in scala, in un plastico degno di un architetto, le architetture barocche, difficili, estremamente elaborate che fiorivano dalle sue mani con rigorosa puntualità giorno dopo giorno. Una fatica minuziosa e paziente, degna di un (innamorato). Alla fedele riproduzione plastica il nostro aggiunge delicate cromie evanescenti in sfumati colori pastello che quei monumenti animano e "personalizzano", in un'opera creativa di arte autentica, un'arte personalissima, un (unicum) artistico degno della più alta considerazione, un personale omaggio cromatico dell'accento di sommesso lirismo. Un'opera che sarebbe giusto che l'amministrazione cittadina non si lasciasse sfuggire, acquistandola per i fortunati fruitori del terzo millennio. Un'opera d'arte che è opera di immensa spiritualità e di altissima poesia un canto d'amore perenne per la Città di Lecce.

Serafina Pascarella